Hai visto passare un gatto nero

Hai visto passare un gatto nero

La produzione artistica di tekiuen si focalizza principalmente sulla realizzazione di installazioni multimediali che affrontano tematiche di ricerca identitaria e di impegno sociale.

I suoi lavori sono contraddistinti dalla semplicità dei materiali usati (spesso riciclati o trovati per caso) e dall’importanza della manualità; anche l’uso del computer, dove c’è, è visto più come mezzo che non fine, e le operazioni di editing e montaggio, soprattutto audio, vengono fatte con lo stesso spirito con cui si lavora manualmente ai collages, usando campioni di suoni e parole.

L’ideazione nasce dall’interesse per la sociologia della marginalità e la cultura underground, con l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza partecipativa.

Seppur in maniera non sempre esplicita, molte opere di tekiuen traggono alimento da testi di varia origine (letteraria, filosofica, politica), una componente che fa parte del suo dna di lettrice forte e di libraia di professione.

Realizzare un libro d’artista è stato un modo per confrontarsi in maniera più diretta con la tessitura di testi che sottendono e sostengono la sua poetica.

Per Atypo tekiuen ha ideato il progetto Hai visto passare un gatto nero, che si compone di due parti, un libro e un blog.

Il tema affrontato è quello della controinformazione in un’epoca in cui varie forme di manipolazione delle notizie rendono sempre più difficile decifrare i fatti che vediamo accaderci attorno.

Su 15 fogli contenuti in un portfolio di cartone tekiuen ha creato dei compositi collage di parole e immagini che trovano il loro prolungamento in un blog (a cui si può accedere tramite un QR Code inserito sulla retrocopertina del libro), dove sono resi disponibili ulteriori materiali e approfondimenti sugli argomenti affrontati, e dove chiunque potrà apportare il proprio contributo.

Il titolo dell’opera è lo stesso del romanzo di Giancarlo Governi (Marsilio, 1998) ispirato alle vicende del partigiano Alessandro Brucellaria, che in un’azione di guerriglia utilizzò come parola d’ordine l’espressione “hai visto passare un gatto nero”.

A seguito di ciò il gatto nero diventò il simbolo della lotta partigiana della Versilia.

In un viaggio immaginario dal Medioevo al cyberspazio, tekiuen esplora ulteriori ricorrenze dell’icona del gatto nero: indispensabile accessorio per ogni strega che affermi la propria libertà di scelta (e spesso condannato al rogo insieme a queste), l’immagine del gatto nero e selvaggio è stata utilizzata da numerosi movimenti anarco-sindacalisti americani, come ad esempio il noto IWW (Industrial Workers of the World), per rappresentare l’azione diretta, lo sciopero generale e il sabotaggio, principali strumenti della lotta di classe; parecchio spazio/tempo dopo, nel film Matrix dei fratelli Wachowski (1999), in un futuro non meglio definito, è ancora il gatto nero a portare informazioni a una brigata di ribelli, questa volta digitali, guidati dall’hacker Morpheus.

Nella costellazione di testi e immagini assemblati da tekiuen, l’elegante e misterioso felino assume il ruolo di simbolico compagno di chiunque voglia abbandonare i comodi binari di un’informazione manipolatoria e deprimente per dedicarsi alla costruzione di una verità più viva, attiva e consapevole.

Il suo libro espanso, aperto a ulteriori interventi in rete, vuole essere un invito a cercare una propria propria chiave di lettura autonoma della realtà.

Photos by Dania Gennai