Libro illeggibile

Libro illeggibile

Oltre a ospitare nella sua galleria la mostra Atypo call 01, Delio Gennai ha realizzato per l’occasione un libro d’artista, in cui la manualità artigianale che contraddistingue il suo raffinato lavoro si incontra con l’automatizzazione tecnologica in un gioco di rimandi tra segni geometrici dell’antica scrittura cufica e segni grafici del codici QR.

Pagine intagliate con caratteri cufici racchiuse in un prezioso cofanetto lasciano intravedere in trasparenza un QR che non potrà mai essere letto, che resterà sigillato, frustrando così la pulsione a un accesso illimitato a immagini e testi consentito dalle nuove tecnologie.

L’enfasi è sulle similitudini formali tra segni lontanissimi tra loro, un invito a lasciarsi catturare dalla bellezza insita in alcune forme di scrittura indipendentemente dal loro significato.

Il titolo, Libro illeggibile è un esplicito riferimento alla serie di libri illeggibili di Munari, opere che definitivamente rinunciano alla comunicazione testuale a favore della funzione estetica.

Da sempre astrazione e decorazione sono al centro della ricerca artistica di Gennai, rappresentano il suo modo di avvicinarsi e di trasfigurare gli oggetti e le cose che di volta in volta catturano il suo interesse: “Una lunga fedeltà è nell’operare artistico di Delio Gennai.

Fin dai primi tempi si delineano componenti fondamentali della sua attività: per un verso, un procedimento di attenuazione, di alleggerimento della presenza cromatica fino a pervenire alla purezza assoluta del bianco (si collocano negli anni degli esordi, infatti, dipinti dal soggetto architettonico-paesistico diafani ed eterei, sintomo di una intensa sensibilità lirica); e per l’altro, un interesse verso le tracce ornamentali e/o di scrittura lasciate dal passaggio della civiltà araba in Pisa.

Ed è quest’ultima opzione che presto diventa fuoco centrale nell’universo di Gennai, mediante il ricorso ai segni della scrittura araba, trasferiti nel bianco del cartoncino, in cui vengono ritagliati con una cura formale e con una dedizione che ha il senso della valorizzazione di una sapienza manuale antica, depositaria di gesti rituali quasi da levità di ricamo, e che al contempo ha l’aura di una concentrazione monastica (…).

Il segno della scrittura, il significante, si pone come elemento linguistico sciolto dalla gravità del significato, sollevato del suo portato ideologico, e si libra in piena autonomia e libertà, destrutturando la logica e la sintassi obbligate del pensiero assiomatico.

Così liberato, il segno, affabulatorio e intrigante, consegue nuove potenzialità significanti e significative, acquisisce una molteplicità di funzioni e soluzioni.”

(Giancarlo Bertoncini, estratti dal testo critico per la personale di Delio Gennai Laboratorio di segni, Museo Nuova Era di Bari, 23 Novembre – 30 Dicembre 2013)

Photos by Dania Gennai